Il titolo dell’iniziativa di oggi “cambiare si deve, a Napoli ed in Campania” è significativo perché riassume quello che la maggior parte dei presenti pensa, oramai, già da diverso tempo, perché è ora di dire basta all’incompetenza e all’approssimazione di una classe dirigente che ha fallito. E quando dico classe dirigente non mi riferisco solo ai politici, ma all’accezione più ampia del termine, che include anche gli industriali ed i sindacati. La rivoluzione arancione è sostanzialmente fallita ancora prima di cominciare, anche se non vedo perché oggi in molti si meravigliano visto che De Magistris ha rispettato integralmente il programma tanto decantato in campagna elettorale, ovvero quello di “scassare”, infatti è riuscito a mettere, ancora di più rispetto a prima, tutti contro tutti, ma soprattutto tutti contro di lui. Ha cambiato 10 assessori in due anni, senza porsi il problema che forse è lui che non è all’altezza del compito che i cittadini napoletani gli hanno affidato. Io penso che sia veramente difficile che una persona senza alcuna esperienza amministrativa possa anche solo pensare di cimentarsi a governare una città come Napoli, con tutti i suoi problemi e le sue difficoltà, figuriamoci una persona che non ha idea di che cosa sia la mediazione, il confronto ed il coinvolgimento delle varie realtà sociali nella disamina dei problemi e nella proposizione delle possibili soluzioni. Ma sarebbe ingeneroso attribuire tutte le responsabilità a De Magistris, che si è trovato improvvisamente al comando di una nave già da tempo priva di una guida e di una direzione, grazie ad una pletora indistinta di amministratori o pseudo-tali, che negli anni sono stati bravi solo ad alimentare un fiume in piena di clientelismo per beceri interessi elettorali, senza preoccuparsi di affrontare i problemi reali di questa città, che giorno dopo giorno gli è morta tra le mani, seppellita dai cumuli di immondizia. Ed ora li rivedo con l’intento di riproporsi all’opinione pubblica, cercando di ridisegnarsi addosso una improbabile verginità, che sinceramente mi fa sorridere, scrivendo libri nei quali ci raccontano dei loro gatti, quando forse sarebbe stato più interessante capire che fine ha fatto quel miliardo di euro dell’Asl Na1 che non si trova più e ci hanno detto che non è stato contabilizzato per degli errori di procedura! L’unica speranza affinchè questa città e questa regione non diventino dei paesi per vecchi ed i dati sull’emigrazione giovanile parlano da soli, è rappresentata dalla possibilità di mettere insieme tutte le forze sane che hanno ancora voglia di offrire il loro contributo concreto, e cercare di dare la svolta, attraverso la qualità umana e professionale, la competenza e lo spirito di sacrificio di persone che hanno già dimostrato di avere la capacità di affrontare percorsi gestionali difficili, lunghi e tortuosi. La figura che mi viene in mente è quella di Angelo Vassallo sindaco di Pollica, che, come tutti sapete, oggi non c’è più. Magari si potrebbero attuare più politiche di impatto sociale, come istituire un reddito di cittadinanza, che esiste in tutti i paesi europei e che rappresenterebbe il primo baluardo contro tutte le mafie, perché se a chi nasce in un basso nella sanità dai almeno la possibilità di superare i problemi più immediati del quotidiano, magari la camorra avrà più difficoltà a reclutare nuove leve. Si potrebbero istituire degli incentivi per gli insegnanti che decidono di andare ad insegnare nelle cosiddette sedi disagiate, che forse poi a volte sono le più belle e ricche di umanità, si potrebbero prolungare gli orari delle scuole fino al tardo pomeriggio, prevedendo anche delle attività sportive intrascolastiche e non. Se lo sport fosse visto nel suo significato sociale, ovvero come fonte di educazione alla vita, alla salute ed al benessere fisico e mentale, nonché come strumento per togliere i bambini ed i ragazzi dalle strade, si potrebbero istituire dei fondi per sovvenzionare attività sportive gratuite. E non venite a raccontarci che i soldi non ci sono, in tutte le amministrazioni pubbliche ci sono sprechi ingentissimi, che con un poco di applicazione e parecchia onestà intellettuale potrebbero essere tagliati ed i fondi recuperati e destinati ad attività più utili alla collettività. Si potrebbe dare una possibilità di inserimento professionale e sociale ai giovani, valorizzando l’immenso ed unico patrimonio artistico-culturale e naturalistico della nostra città e della nostra regione, facendolo diventare volano di sviluppo e di progresso economico e sociale, così come fanno tutte le città europee che possiedono 1/3 del nostro patrimonio, ma lo valorizzano rendendolo a misura d’uomo, pubblicizzandolo e riuscendo a farlo diventare fonte di sviluppo e di reddito per l’intera popolazione, ma se gli altri ci riescono perché non dovremmo farlo noi. Si potrebbe, una volta per tutte, risolvere la questione rifiuti, che forse per anni qualcuno ha lasciato che restasse un’emergenza, affinchè piovessero sempre più soldi, che non si sa bene che fine abbiano fatto. Ma perché non si prende, anche qui, a modello una città europea dove le cose funzionano e non si ripercorrono gli stessi schemi attuativi. Da noi si parla ancora di inceneritore, ma anche questo è un modello oramai superato, il vero obiettivo è riuscire ad effettuare una raccolta differenziata quanto più vasta ed organizzata possibile. Magari si potrebbe reintrodurre la sanità pubblica che oggi non esiste più e magari 150.000 persone, che in questa regione oggi non possono più curarsi a causa dei tickets, potrebbero tornare a farlo, ma invece di tagliare gli sprechi, che sono evidenti a tutti i livelli, si preferisce far pagare, come sempre, alle fasce più deboli della popolazione.

La verità è che si potrebbero fare tante cose, ma se non cambierà prima il livello umano e poi professionale delle persone che saranno chiamate a gestire sistemi così complessi, cambierà ben poco. Finchè non nascerà un movimento dal basso che disporrà del consenso popolare, che prima avevano i grandi partiti politici ed ora non hanno più, che pian piano riesca a coinvolgere altre fette della città, non cambierà nulla, tutte le grandi rivoluzioni, pacifiche e non, sono sempre partite dal basso ed in questo momento storico dove i partiti non hanno più alcun credito tra la gente e solo un nuovo movimento popolare che potrà far cambiare le cose e magari ridare un po’ di speranza ai giovani che hanno deciso di andare via e magari convincerli a restare nella loro città.

Napoli 29/20/2013                                                                                                    Avv. Alessandro Milo