I dati del Rapporto Pit Salute 2012 del Tribunale per i diritti del malato indicano chiaramente quali sono gli interventi di chirurgia plastica che sono più soggetti ad accertamenti di eventuali responsabilità innanzi all’Autorità Giudiziaria: la mastoplastica additiva al seno è l’intervento che raccoglie il maggior numero di segnalazioni per presunti errori del chirurgo con il 30% delle lamentele, seguono la riduzione del seno (15%), interventi sui capillari (12%), rinoplastica (12%), blefaroplastica (9%), chirurgia plastica alle orecchie (6%). Questi dati che attestano un aumento del contenzioso civile e penale per i casi di malasanità inerenti gli interventi di chirurgia estetica vanno correttamente inquadrati e sottratti alla fuorviante interpretazione degli stessi, che quasi ribalta i termini della questione, raffigurando il medico e non il paziente, come la vittima di un danno estetico. E’ di tutta evidenza, infatti, che l’enorme progresso scientifico sta rendendo apparentemente banali tecniche chirurgiche trasformatesi in un enorme business a fini estetici. Ma nonostante ciò, esse, costituiscono di per sé un’ attività rischiosa e foriera di danni, a volte anche permanenti. Infatti, anche quando perfettamente eseguito l’intervento estetico può essere causa di complicanze anche gravissime. Ma non è certo questa la percezione che l’utente ha delle procedure, infatti, molto spesso non è cosciente della pericolosità delle tecniche proposte e tende a sottovalutare l’intervento estetico, considerandolo quasi un’appendice di un normale trattamento estetico, che si può ottenere da una qualsiasi estetista. Ovviamente così non è, le statistiche ci dicono che sempre più persone si sottopongono ad un intervento di chirurgia estetica. Ogni anno vengono eseguiti in Italia oltre 600.000 interventi estetici. Per quanto emerge dai dati della ricerca “Global study of aesthetic/cosmetic surgery procedures performed in 2011”, promossa dall’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), ripresi proprio di recente dal Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica) l’Italia si piazza addirittura al sesto posto nella classifica mondiale della chirurgia plastica, sia come interventi praticati, sia come numero di professionisti. Quindi, in Italia ed in Campania si esegue un numero enorme di procedure chirurgiche estetiche, molto spesso disinvoltamente eseguite, e ovviamente ciò determina un corrispondente aumento percentuale degli interventi mal riusciti o rivelatisi dannosi. Ne consegue, inevitabile, l’aumento del contenzioso. Ciò va considerato nell’ambito di un enorme business economico nel quale si sono lanciati numerosissimi operatori, spesso non muniti delle necessarie competenze e professionalità. In tale contesto anche le compagnie assicurative hanno lucrato e lucrano enormi somme di danaro, in termini di premi assicurativi percepiti, corrispondenti all’elevato numero di operatori, assicurati, che agiscono nel settore. Sbandierare, quindi, l’aumento del contenzioso risponde ad una logica mercantilistica volta esclusivamente ad assicurare alle compagnie il massimo dei premi assicurativi. Inoltre, favorisce il permanere sul mercato di operatori senza scrupoli non dotati di adeguata professionalità che devono essere estromessi dal sistema. E’ banale precisare che non vi è sentenza di condanna civile e/o penale senza danno e colui il quale accerta l’eventuale responsabilità è sempre un medico (CTU), che viene nominato dal Giudice e che deposita la relazione peritale, attraverso la quale delinea eventuali profili di responsabilità, motivandoli dettagliatamente. Pertanto, se davvero si è interessati ad una deflazione del contenzioso esso deve avvenire nell’ambito di un contenimento del fenomeno, selezionando e riducendo gli operatori abilitati, scoraggiando il ricorso eccessivo ad interventi estetici e, soprattutto, informando i pazienti sui rischi connessi alle procedure proposte. Sarebbe ad esempio interessante attenzionare i molteplici interventi di mastectomia, seguiti naturalmente dall’installazione di protesi, giustificati dalla diagnosi mastopatia fibrocistica. Ma la mastopatia fibrocistica è patologia benigna che non pone a rischio la vita della paziente e che non necessita l’asportazione del seno. Appare, quindi, evidente che con tale diagnosi si trovi un semplice escamotages per giustificare interventi invece di carattere esclusivamente estetico, addebitati addirittura a carico del SSN. Il dato evidenziato nel 1° Meeting dell’Associazione di chirurgia plastica ed estetica che punta il dito contro i “non professionisti” è chiaro, infatti, è attribuibile a questi ultimi la colpa se il 20% degli interventi viene effettuato per riparare infezioni, paralisi e asimmetrie scaturite da interventi non appropriati e dall’utilizzo di sostanze non certificate. Va da sé che gli interventi di chirurgia plastica ed estetica effettuati da non professionisti registrano un progressivo aumento e le conseguenze del fenomeno sono sempre più evidenti: ogni anno viene riscontrato “circa un 20% di operazioni per porre rimedio ai danni prodotti a opera di non professionisti”. Infezioni, paralisi, asimmetrie: sono questi i principali danni che possono scaturire da interventi non appropriati o dall’utilizzo di sostanze non certificate. Ai rischi dell’inesperienza vanno aggiunti quelli dovuti alla mancanza di sicurezza dei prodotti utilizzati, il cui contenuto spesso è ignoto. In generale si tratta di prodotti che non offrono garanzie di sicurezza e qualità, poiché spesso sono privi delle certificazioni necessarie. Capita addirittura che i medici non riescano nemmeno a individuare immediatamente il tipo di sostanza che stanno cercando di rimuovere. In grande crescita si confermano i trattamenti di medicina estetica, preferiti alla chirurgia poiché meno invasivi e reversibili. Per quanto riguarda gli interventi veri e propri, la liposuzione si conferma quello più richiesto, attestandosi al primo posto fra le operazioni effettuate nell’ultimo anno, mentre balza al secondo posto la blefaroplastica, a conferma del fatto che un viso più fresco e un aspetto riposato giovano alle relazioni sociali e all’autostima. Segue il trapianto di grasso autologo che ottimizza i risultati in un colpo solo, eliminando gli accumuli di adipe da alcune zone, che viene contestualmente riutilizzata per modellarne altre. Alla luce dei dati emersi nel corso del meeting, fra le richieste riguardanti le procedure non chirurgiche, filler all’acido ialuronico e la tossina botulinica si attestano ai primi due posti della classifica dei rimedi estetici più desiderati. E’ stato l’ Osservatorio ISPLAD a rivelare che negli ultimi 5 anni, in base ai dati raccolti, sempre più persone ricorrono ai ripari dopo essersi sottoposte ad un ritocco  e in particolare si è rilevato un aumento del 70%. I dati sono stati presentati all’inaugurazione del congresso della Societa’ Internazionale-Italiana di Dermatologia Plastica-Rigenerativa e Oncologia che si è tenuto a Roma.L’AICPE, Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica lancia l’allarme chiamandolo “effetto Jolie”. Dopo che la star di Hollywood ha svelato della sua doppia operazione al seno, anche nel nostro Paese ci sarebbe una impennata di richieste nel settore, nonché numerose richieste di adenectomie per cancerofobia (asportazione delle ghiandole mammarie per paura del cancro). AICPE è l’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica con 170 chirurghi lungo lo stivale. Per diventare membri bisogna esser esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, aderendo ad un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Una specie di faro che fa luce sulla giungla del bisturi in Italia. Le attività che segue vanno dalla tutela della categoria fino all’elaborazione di linee guida del settore. Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria. Sul fenomeno Jolie l’AICPE parla di “onda emotiva”. L’associazione raccomanda sul caso la massima cautela. Sull’onda del caso Jolie, molte donne credono di poter risolvere ogni problema sostituendo la ghiandola con una protesi. In realtà questo tipo di intervento è consigliato solo in casi clinici particolari, in seguito all’indicazione di un oncologo o di un senologo. Questo effetto ha fatto sì che con le richieste di utilizzare le protesi estetiche (per migliorare il seno) ci siano state in contemporanea anche quelle di eliminazione della ghiandola mammaria. E ci tengo a precisare solo le richieste, perché nessun chirurgo sano di mente può assecondare questo tipo di domande. Un trend uguale a quello dei colleghi urologi che si sono visti aumentare le richieste di prostatectomia preventiva. Per fortuna, la Legge 5 giugno 2012 n.86 ha ristretto il campo degli interventi di chirurgia plastica solo ai “veri” chirurghi plastici che potranno eseguire operazioni per aumentare il volume del seno: è la prima volta che si stabilisce per legge quali sono gli specialisti che possono eseguire un certo tipo di intervento. Il 12 luglio 2012 è infatti entrata in vigore la legge 5 giugno 2012 n.86 indicante l’Istituzione del registro nazionale e dei registri regionali degli impianti protesici mammari. Tra i suoi articoli ce n’è uno che riguarda il divieto di operare minorenni e un altro che stabilisce quali sono gli specialisti autorizzati a eseguire questo intervento. Per l’entrata in vigore di altri articoli, invece, ci sono sei mesi di tempo a partire dal 12 luglio (ad esempio le modalità di raccolta dei dati e la “validazione” del consenso informato). Uno dei punti più importanti riguarda proprio i requisiti per l’applicazione di protesi mammarie contenuti nell’articolo 3, che restringe la possibilità di eseguire questo intervento solo ad alcune categorie di chirurghi.

Quindi, le persone che decidono di sottoporsi ad un intervento estetico deve valutare i principali pericoli cui può andare :

  • un intervento chirurgico, anche di tipo estetico, comporta sempre dei rischi. Le strutture chirurgiche pubbliche e private devono sottostare a precise regole di sicurezza che limitano tali rischi e mettono in condizioni di poterli affrontare;
  • bisogna affidarsi a un chirurgo plastico regolarmente specializzato iscritto alla Sicpre costituisce una garanzia;
  • un intervento plastico estetico ha bisogno di una adeguata preparazione: una valutazione attenta da parte del chirurgo non solo delle condizioni di salute del paziente, ma anche delle sue reali necessità e prospettive. Questo non può avvenire con un chirurgo che si conosce il giorno prima dell’intervento;
  • un intervento plastico estetico, anche se condotto bene e in una struttura adeguata, ha bisogno di molta assistenza durante la fase di guarigione. Se deve migliorare l’aspetto, la guarigione deve essere perfetta;
  • si deve rispettare un giusto periodo di degenza, senza essere troppo frettolosi;
  • se una volta tornati a casa, anche sani e salvi, si è insoddisfatti dei risultati dell’intervento si può fare ben poco. Il più delle volte ci si tiene il danno e il denaro speso è perso.

Chi decide di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica estetica deve farlo con calma e giudizio, dopo aver scelto uno specialista a cui affidarsi e dopo averne verificato le qualifiche . Si tratta sempre di un’operazione chirurgica, delicata e importante, sia in termini di tecnica sia di risultati, che comporta necessariamente dei rischi. Inoltre apporta dei cambiamenti definitivi nel corpo con i quali si dovrà convivere per il resto della vita. È bene ponderare con attenzione questa scelta. Insomma, ben vengano gli interventi di chirurgia estetica, ma eseguiti da professionisti seri e affidabili e ben ponderati. Allo stesso modo bisogna diffidare di carte fedeltà, offerte ‘compri uno prendi due’ e promozioni a tempo . Bisogna riflettere bene prima di intraprendere un’operazione al naso o al seno. È ovvio che la spesa rappresenta un fattore importante e un risparmio può rappresentare un incentivo nella decisione, ma esistono tante altre riflessioni e valutazioni da fare prima di procedere ai fatti in una scelta così importante, in cui in gioco c’è la propria salute”.