Nonostante la situazione sia vergognosa per un paese come il nostro, che solo nel 2000 era posizionato al secondo posto dopo la Francia per la tenuta del sistema sanitario nazionale, il nostro Presidente della Regione è tutti i giorni in televisione e sui giornali a vantarsi di aver quasi raggiunto il pareggio di bilancio in sanità. La verità è un’altra, i cittadini campani stanno pagando interamente di tasca propria il piano di rientro. Nel 2012 abbiamo speso 140 euro a testa per curarci tra ticket, analisi, visite e pronto soccorso, con una spesa totale di 4,5 miliardi di euro, ciò nonostante dal 2014 arriveranno ancora nuovi ticket e la spesa per la compartecipazione arriverà a 6,6 miliardi di euro . La Campania tra le Regioni sottoposte a vincolo di rientro per il piano sanitario, prevede il ticket più alto di tutte, che arriva fino a 56 euro per prestazione. Oggi noi di ODISSEA presentiamo un documento che riporta dei numeri inequivocabili, che dimostrano come in questa regione il piano di rientro si stia facendo pagare solo ed unicamente ai cittadini. Abbiamo raffrontato la spesa sanitaria privata delle regioni sottoposte al piano di rientro e delle altre regioni. I dati ci dicono che nelle regioni sottoposte a vincolo i cittadini hanno speso il 65% in più per i farmaci con ticket, il 64,4 % in più per i ticket per le visite mediche specialistiche, il 62,8% in più per i ticket per analisi e radiografie, il 61,3 % in più per farmaci senza ricetta, il 52,7% per visite mediche a pagamento intero, il 48,1% per l’odontoiatria e il 42,6% in più per analisi e radiografie. Ovviamente, questi costi così alti, unitamente alle liste di attesa non fanno che aumentare il ricorso alla sanità privata e non so fino a che punto questa sia una coincidenza . Sta di fatto che il 38% dei cittadini dichiara di aver fatto ricorso alla sanità privata soprattutto donne (42%). Addirittura si è arrivati al paradosso che la sanità “pubblica” costa di più di quella privata. Orbene, ci dicono sempre che i soldi non ci sono, che non c’è alternativa , ma non è così. Perché gli sprechi in sanità sono evidenti e chiarissimi a tutti , ma nessuno cerca di ridurli e/o eliminarli. Oggi abbiamo invitato il Presidente Caldoro perché volevo formulargli un po’ di domande :

  • perché nei Policlinici ci sono 250 primari a fronte di 1.200 posti letto (1 primario ogni 5 posti)?
  • perché la Corte dei Conti ha denunciato che ben il 29% dei 77 miliardi di euro che vengono adoperati ogni anno dalle amministrazioni locali sul territorio nazionale vengono sprecati?
  • Perché dopo aver emanato un decreto che di fatto abolisce il centro regionale trapianti, ha creato un dipartimento integrato prevedendo, addirittura tre poli trapiantologici per il rene (Policlinico Federico II- Cardarelli-Salerno) a fronte di una quasi inesistente donazione di organi ed ha affidato la responsabilità di questo Dipartimento al responsabile del Centro nazionale trapianti, che così opera da controllore e da controllato?
  • Perché ha costituito una commissione per la valutazione degli atti aziendali delle aziende sanitarie, prevedendo tra l’altro la presenza di due direttori generali di strutture del Nord?
  • Perché un primario di ortopedia deve decidere autonomamente a chi rivolgersi per rifornire un ospedale come il Cardarelli delle protesi artificiali utilizzate negli interventi e soprattutto perché decide quanto devono essere pagate?
  • Perché una siringa monouso che dovrebbe costare 3 centesimi, alcune ASL la pagano 65 centesimi ed altre 3 euro?
  • Perché un farmaco che si chiama levofloxocina (principio attivo che serve per curare tutte le infezioni) che ha un costo standard di 80 centesimi a flacone (500 mg) viene acquistato a 3,22 euro per flacone?
  • Perché non si istituisce un’unica centrale acquisti regionale per gli strumenti utilizzati dalle strutture sanitarie, che stabilisca i costi che tutte le ASL e gli ospedali devono obbligatoriamente rispettare?
  • Perché non svincolare la sanità dalle nomine politiche dei primari e dei direttori generali, premiando il merito ed i risultati raggiunti in carriera?
  • Perché sono stati spesi tutti quei soldi per l’ospedale del Mare, che sicuramente rimarrà un’altra cattedrale nel deserto?
  • Perché non migliorare le condizioni di appropriatezza delle cure, la riorganizzazione del sistema territoriale, riconfigurando il ruolo dell’ospedale come luogo di cura adibito all’assistenza delle acuzie di media ed alta complessità, valorizzando l’assistenza territoriale e domiciliare in particolare per i disabili e per gli anziani, trasferendo su di essa l’erogazione di prestazioni sanitarie, che garantiscano efficacia e sicurezza per il paziente, senza la necessità del ricovero, promuovendo un processo di riorganizzazione delle risorse, che ne sposti una parte dal livello ospedaliero a quello territoriale e che nel tempo permetta anche un contenimento dei costi, mantenendo lo stesso livello di qualità delle cure erogate?
  • Perché non si guarda alle regioni dove la sanità funziona e non si ripercorrono gli stessi percorsi virtuosi, rapportati ai territori, alle esigenze ed ai dati anagrafici della popolazione campana. Come ad esempio il “day service” che si attua oramai dal 2004 in Emilia Romagna, che permette ai pazienti, anche con patologie complesse, di eseguire tutti gli accertamenti con un numero limitato di accessi, senza essere ricoverati, neanche in day hospital, superando così i costi dei ricoveri impropri e non. Ma soprattutto perché un padre di tre figli, che guadagna 1.000 euro al mese, mi deve telefonare per dirmi che per effettuare una rx alla figlia gli hanno chiesto 36 euro ed io gli devo rispondere che non rientra nelle face di esenzione?

Forse una risposta adeguata alle prime domande che le ho formulato, avrebbe evitato l’ultima !

Fino a quando il tema sanità sarà affrontato ponendo al centro beceri e poco commendevoli interessi politico-affaristici il sistema sanitario andrà sempre di più allo sfacelo. Gli sprechi ci sono e sono chiari non vengono eliminati perché sanità e malapolitica hanno viaggiato e viaggiano da troppo tempo a braccetto. Sono legati fra di loro da un cordone ombelicale patogeno, che solo la buona qualità, prima umana e poi politica, delle persone che nei prossimi anni avranno l’onore e l’onere di gestire sistemi, così complessi, potrà recidere.

La situazione potrà migliorare solo ed esclusivamente ponendo al centro di ogni politica , in particolare di quella sanitaria, il valore dell’essere umano in quanto tale ed il suo diritto, fondamentale ed imprescindibile, alla salute, incastonato nell’art. 32 della nostra Carta Costituzionale: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”

Napoli, 20/06/2013